IL RISK MANAGEMENT DA CONTROLLO DEL RISCHIO A MOTORE DELLA CRESCITA

Il Risk Management nelle imprese italiane sta vivendo una fase di transizione: la funzione rischi è sempre più coinvolta nei processi decisionali, ma fatica ancora a trasformarsi da strumento di controllo a vero motore della crescita aziendale. È questa la fotografia che emerge dal Risk Management Survey – Report Italia, l’indagine condotta da Coface su un campione di 150 organizzazioni italiane, nell’ambito di una ricerca globale che ha coinvolto 1.250 aziende in tutto il mondo.

I risultati mettono in luce un sistema produttivo che, pur percependo l’urgenza del cambiamento, sconta ancora vincoli culturali e strutturali difficili da superare nel breve periodo.

Il ruolo della funzione rischi: guardiani fidati, ma non ancora partner strategici

Secondo il report, il 37% delle organizzazioni italiane considera oggi le funzioni di gestione rischi e finance come «guardiani fidati che proteggono l’impresa dai rischi» — dato in linea con la media globale del 38%. Solo il 20%, però, le ritiene già «partner strategici della crescita», una quota significativamente inferiore al 44% che si aspetta lo diventino in futuro.

Il quadro è completato da una percentuale ancora rilevante di imprese che percepisce la funzione rischi come un vincolo: il 23% la considera un sorvegliante e il 12% un ostacolo per i team commerciali. Segnali chiari che il percorso verso un risk management pienamente integrato nelle strategie di crescita è ancora lungo.

Coinvolgimento precoce, impatto limitato

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda il gap tra partecipazione e influenza reale. Il 26% delle aziende italiane afferma che la funzione rischi viene coinvolta già nella fase di concepimento delle decisioni commerciali — un dato incoraggiante. Tuttavia, solo il 45% dei leader d’impresa dichiara di coinvolgerla nelle prime fasi delle decisioni strategiche, e ben il 35% sostiene che le osservazioni del team rischi siano generalmente accolte come un contributo costruttivo, mentre il 31% le ritiene un ostacolo scoraggiante e il 25% le giudica eccessivamente prudenti.

Ne risulta una discrepanza strutturale: la funzione rischi è presente, ma non sempre è in grado di influenzare concretamente gli esiti decisionali.

La lentezza decisionale: il freno principale alla crescita

Il report identifica con chiarezza il principale ostacolo alla crescita delle organizzazioni italiane: la lentezza del processo decisionale, indicata dal 33% del campione come il vincolo più significativo. Un dato confermato anche dalla prospettiva allargata: il 68% include questo fattore tra i tre maggiori ostacoli, seguito dall’avversione interna al rischio (57%) e dalla mancanza di dati in tempo reale (47%).

A questo si aggiunge una cultura organizzativa ancora marcatamente prudenziale: il 52% degli intervistati concorda sul fatto che dire «no» sia percepito come più sicuro che formulare un «sì» in modo strutturato. Solo il 12% delle imprese adotta un approccio orientato alla crescita, chiedendosi «Come possiamo renderlo possibile in modo più sicuro?», mentre la maggioranza si concentra su condizioni da soddisfare (30%) o su possibili scenari negativi (22%).

Ambizione commerciale vs. disciplina del rischio: una tensione da governare

Il 59% dei leader italiani ritiene che ambizione commerciale e disciplina del rischio siano fondamentalmente in tensione tra loro — un dato che si colloca leggermente al di sotto della media globale del 62%, ma che fotografa comunque una frattura interna significativa nelle organizzazioni.

Questa tensione si traduce in approcci conservativi anche quando si valuta l’ingresso in nuovi mercati: solo il 27% delle imprese italiane dichiara di sentirsi a proprio agio nell’avanzare con informazioni incomplete, contro il 34% a livello globale.

Le aspettative per il futuro: AI e partnership strategica

Nonostante il quadro attuale, le prospettive di evoluzione sono chiare. Il 44% delle organizzazioni si aspetta che le funzioni rischi e finance diventino partner strategici della crescita, e il 79% degli intervistati indica come prioritarie le informazioni basate sull’intelligenza artificiale fornite da partner esterni — segnali di preallarme, analisi predittive e dati pronti all’uso.

Le tre priorità che le organizzazioni italiane dovranno affrontare per compiere questo salto di qualità sono: trasformare il coinvolgimento iniziale della funzione rischi in un reale impatto sui risultati commerciali; ridurre gli attriti nel processo decisionale aumentandone velocità e agilità; rafforzare i segnali per la leadership a favore di un’assunzione consapevole e calcolata del rischio.

Cosa significa per le imprese italiane

I dati del report Coface confermano ciò che chi opera nel mondo del credito commerciale e della gestione del rischio percepisce quotidianamente: le imprese italiane sono pronte a riconoscere il valore strategico della gestione rischi, ma faticano a tradurlo in decisioni più rapide e in opportunità di crescita concrete.

In questo contesto, affidarsi a partner specializzati — capaci di fornire informazioni aggiornate, valutazioni del rischio cliente e strumenti di monitoraggio del credito — diventa un fattore competitivo decisivo. Non si tratta di aggiungere controlli, ma di trasformare il risk management in un abilitatore della crescita.

Fonte: Coface – “Il Risk Management da Controllo del Rischio a Motore della Crescita”, Report Italia.

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