Dazi sull’acciaio UE al 50%: cosa cambia per le imprese

Da luglio 2026 l’Unione Europea ha alzato i dazi sull’acciaio importato e ridotto in modo drastico le quote che possono entrare senza pagarli. Secondo un’analisi Coface, la misura protegge i produttori europei ma rischia di far salire i costi per chi l’acciaio lo utilizza: costruzioni, automotive, meccanica e lavorazione dei metalli.

Per le imprese italiane, tra le più attive in Europa nella trasformazione dell’acciaio, è un cambiamento che tocca margini, prezzi di vendita e, di conseguenza, la solidità finanziaria di clienti e fornitori.

Dazi sull’acciaio: cosa prevedono le nuove misure UE

Le novità in vigore da luglio 2026 sono due:

  • quote esenti ridotte del 47%: il volume di acciaio importabile senza dazi scende a 18,3 milioni di tonnellate;
  • dazio raddoppiato sui volumi oltre quota, dal 25% al 50%.

Le misure si inseriscono nella strategia europea per la competitività e la decarbonizzazione della siderurgia, accanto al CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.

Perché l’UE protegge la siderurgia europea

L’obiettivo è difendere il mercato europeo dalla sovraccapacità produttiva globale. Nel 2025 l’eccesso di capacità ha raggiunto 640 milioni di tonnellate, circa il 35% della produzione mondiale. La Cina da sola ne vale quasi la metà, con circa 305 milioni di tonnellate.

La siderurgia europea, intanto, è in difficoltà da anni:

  • la produzione annua di acciaio grezzo nell’UE è calata del 18% nell’ultimo decennio;
  • il settore ha perso oltre 17.000 posti di lavoro diretti;
  • nel 2025 le importazioni hanno coperto circa il 22% del consumo europeo.

A pesare sono una domanda interna debole e costi dell’energia e del lavoro più alti rispetto a molti concorrenti internazionali.

Prezzo dell’acciaio: i settori più esposti

L’altra faccia della protezione è un possibile aumento del prezzo dell’acciaio per le imprese utilizzatrici. Coface individua quattro comparti più esposti, in base al loro peso sulla domanda europea di acciaio:

Settore Quota della domanda UE di acciaio
Costruzioni 38%
Automotive 18%
Meccanica 13%
Prodotti in metallo 12%

L’impatto dovrebbe essere più forte sui prodotti piani, usati soprattutto dall’industria automobilistica e degli elettrodomestici.

Pietro Vargiu, Country Manager Italia di Coface, riconosce che le misure possono sostenere la siderurgia europea in una fase difficile, segnata da sovraccapacità, domanda debole e forti investimenti per la transizione. Avverte però che il mercato più protetto può tradursi in rincari per le aziende utilizzatrici: la sfida, osserva, è bilanciare la tutela della capacità produttiva europea con la competitività di chi trasforma l’acciaio.

Il rischio di un mercato globale più frammentato

La stretta europea potrebbe avere effetti anche sul commercio internazionale. Coface vede il rischio di una progressiva frammentazione del mercato mondiale dell’acciaio, con differenze di prezzo sempre più marcate tra aree geografiche. Per le imprese inserite in catene del valore globali significa più complessità negli acquisti e nella pianificazione dei costi.

Cosa significa per le imprese italiane: margini e rischio di credito

Un rincaro della materia prima non resta confinato agli acquisti. Si trasmette lungo tutta la filiera:

  1. Margini sotto pressione per chi produce componenti, macchinari o strutture e non riesce a trasferire subito i costi sui prezzi di vendita.
  2. Clienti più fragili: imprese edili e fornitori dell’automotive, già alle prese con una domanda incerta, possono allungare i tempi di pagamento.
  3. Più rischio di insoluti lungo le filiere, in particolare verso le aziende più piccole e meno capitalizzate.

L’automotive è un esempio chiaro: in Germania il settore registra già i ritardi nei pagamenti più lunghi, con una media di 45 giorni. Per un quadro completo dei settori a rischio è utile anche la nostra Guida Rischio Paese e Settoriale 2026.

Come proteggere l’azienda quando i costi delle materie prime salgono

In una fase di rincari, tutelare gli incassi conta quanto controllare i costi. Tre strumenti aiutano:

1. Conoscere la solidità di clienti e fornitori

Le informazioni commerciali Coface permettono di verificare l’affidabilità delle controparti, in Italia e all’estero, prima di concedere dilazioni o firmare contratti di fornitura importanti.

2. Assicurare i crediti commerciali

L’assicurazione crediti protegge il fatturato se un cliente non paga e segnala per tempo i peggioramenti dei clienti assicurati, un vantaggio concreto quando un intero settore entra sotto pressione.

3. Intervenire subito sugli insoluti

Con il servizio di recupero crediti di Coface, in via stragiudiziale e giudiziale, i crediti scaduti vengono gestiti prima che diventino difficili da incassare.

Operi nella filiera dell’acciaio? Parliamone

Credit Solution Srl, agenzia Coface con sedi ad Alessandria e Piacenza, affianca da oltre vent’anni le imprese manifatturiere nella gestione del rischio di credito. Contattaci per valutare insieme come proteggere i tuoi crediti in questa fase.

Fonte dei dati: analisi Coface sulle nuove misure UE per le importazioni di acciaio, settembre 2026. Approfondimenti sul sito di Coface Italia.

FAQ (blocco FAQ di Rank Math)

Inserire il blocco “FAQ by Rank Math” prima della sezione finale “Operi nella filiera dell’acciaio? Parliamone”. Titolo del blocco: “Domande frequenti sui dazi sull’acciaio”.

Cosa cambia con i nuovi dazi sull’acciaio dell’UE? Da luglio 2026 le quote di acciaio importabili senza dazi sono state ridotte del 47%, a 18,3 milioni di tonnellate, e il dazio sui volumi oltre quota è passato dal 25% al 50%.

Perché l’Unione Europea ha introdotto queste misure? Per proteggere la siderurgia europea dalla sovraccapacità globale, che nel 2025 ha raggiunto 640 milioni di tonnellate, quasi la metà in Cina. Nell’ultimo decennio la produzione UE di acciaio grezzo è calata del 18%.

Quali settori sono più esposti all’aumento del prezzo dell’acciaio? Secondo Coface, costruzioni (38% della domanda europea di acciaio), automotive (18%), meccanica (13%) e prodotti in metallo (12%). L’effetto dovrebbe essere più forte sui prodotti piani.

I dazi sull’acciaio aumentano il rischio di insoluti? Indirettamente sì: costi più alti comprimono i margini delle imprese utilizzatrici, che possono allungare i pagamenti ai propri fornitori. Il rischio cresce nelle filiere già sotto pressione, come edilizia e automotive.

Come tutelare i crediti in una fase di rincari delle materie prime? Verificando l’affidabilità di clienti e fornitori con informazioni commerciali, assicurando i crediti contro il mancato pagamento e attivando subito il recupero dei crediti scaduti.