L’estate 2026 ha cambiato lo scenario economico internazionale. Le nuove tensioni tra Iran e Stati Uniti e l’escalation del conflitto in Ucraina hanno fatto salire i prezzi di energia e materie prime. Le banche centrali hanno risposto con un rialzo dei tassi di interesse. È il quadro che emerge dall’ultima analisi Coface sull’economia mondiale, pubblicata a metà ottobre.

Per le imprese italiane le conseguenze sono concrete: costi più alti, credito più caro e clienti, in Italia e all’estero, con meno margine per pagare puntualmente.

Energia e materie prime: i rincari dell’estate 2026

Lo shock è partito dai prezzi. Secondo Coface il petrolio è aumentato di oltre il 50% e il gas naturale è quasi raddoppiato, nonostante l’aumento delle esportazioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz e la riorganizzazione delle rotte commerciali.

Non solo energia:

  • i metalli restano su livelli elevati;
  • i prodotti agricoli sono rincarati in modo marcato, dopo gli attacchi ai porti del Mar Nero e le ondate di calore che hanno colpito l’Europa;
  • il grano costa circa il 40% in più rispetto a un anno fa.

Per chi produce, trasforma o trasporta merci, questo significa margini sotto pressione proprio mentre il credito diventa più caro.

Il rialzo dei tassi di Fed e Bce

Con i rincari è tornato il timore di una nuova ondata inflazionistica. La Bce ha alzato i tassi di riferimento e la Federal Reserve ha seguito la stessa strada con un aumento di 25 punti base. Il risultato è una stretta delle condizioni finanziarie a livello globale.

Coface segnala altri due effetti:

  • dalla metà di gennaio il dollaro si è apprezzato di oltre il 6% in termini effettivi;
  • dalla fine di febbraio i tassi di interesse a lungo termine sono saliti di oltre un punto percentuale (100 punti base) nella maggior parte delle principali aree valutarie.

Un rialzo dei tassi di questa portata incide sui finanziamenti alle imprese, sui mutui e sul costo del capitale circolante. Le aziende che finanziano a debito le dilazioni concesse ai clienti lo sentono subito.

Crescita mondiale: Coface conferma il rallentamento

Finora l’economia globale ha retto, soprattutto grazie agli investimenti nell’intelligenza artificiale e all’effetto ricchezza che ne deriva. I rischi però si stanno sommando. Coface conferma le sue stime: crescita mondiale al 2,5% nel 2026, dopo il 2,8% del 2025, e una stabilizzazione al 2,6% nel 2027.

Area Tendenza secondo Coface
Stati Uniti Economia solida: tengono consumi e investimenti nell’IA, disoccupazione intorno al 4%
Europa Un po’ meglio delle attese grazie a Germania e Spagna, ma pesano i dubbi sui conti pubblici francesi
Asia Andamento disomogeneo: corrono Vietnam (+8,4%) e India (+7,5%), rallenta la domanda interna cinese, Thailandia e Filippine soffrono i costi energetici
Paesi del Golfo Attività in calo nel 2026: l’Arabia Saudita è esposta agli attacchi alle infrastrutture energetiche, Emirati e Qatar dipendono dallo Stretto di Hormuz
Africa e America Latina Il rischio principale resta l’inflazione, spinta dai prezzi di cibo ed energia e dagli effetti di El Niño

Agroalimentare declassato in sei Paesi

Tra le revisioni settoriali spicca quella dell’agroalimentare, declassato da Coface in sei Paesi:

  • in Francia, Austria e Polonia pesano soprattutto gli eventi meteo estremi dell’estate 2026;
  • negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita la fragilità dipende dalla forte dipendenza dalle importazioni alimentari, più che dalla produzione locale;
  • in Argentina il settore è stretto tra costi elevati, margini ridotti e diversi fallimenti di aziende agricole.

Per gli esportatori italiani del settore food, Francia e Austria sono mercati importanti. Un declassamento settoriale segnala che i clienti locali potrebbero allungare i tempi di pagamento o andare in difficoltà.

Cosa dice Coface: rischio di un nuovo shock inflazionistico

Jean-Christophe Caffet, Chief Economist di Coface, avverte che il protrarsi del conflitto in Medio Oriente rende di nuovo concreto il rischio di uno shock inflazionistico globale. Energia, materie prime e trasporti più cari obbligano le banche centrali a mantenere politiche restrittive, e a pagarne il prezzo sono soprattutto i governi e le imprese più fragili.

Ernesto De Martinis, CEO di Coface per la regione Mediterraneo e Africa, sottolinea che le imprese operano da tempo tra incertezza e costi in crescita, e ora devono fare i conti anche con un denaro più caro, che riduce la loro capacità di finanziarsi. In un’economia interconnessa le crisi locali si trasmettono in fretta alle filiere globali: secondo De Martinis il compito di Coface è aiutare le aziende a proteggere liquidità e redditività anche in questo contesto.

Rialzo dei tassi e rischio di credito: cosa cambia per le imprese

Tassi in salita e costi in aumento creano un mix pericoloso per i crediti commerciali. Quando il denaro costa di più, molte imprese tendono a finanziarsi allungando i tempi di pagamento ai fornitori. Le più deboli rischiano l’insolvenza.

I segnali si vedono già: i ritardi nei pagamenti in Francia e in Germania sono ai massimi da anni, come mostra il nostro confronto sui tempi di pagamento, e le insolvenze delle imprese continuano a crescere in Italia e nel mondo. Chi lavora nella siderurgia deve considerare anche l’effetto dei dazi sull’acciaio UE.

In questo scenario conviene:

  1. verificare l’affidabilità dei clienti prima di concedere nuovi fidi, con informazioni commerciali aggiornate;
  2. monitorare con attenzione i clienti esteri, soprattutto nei Paesi e nei settori declassati;
  3. rivedere le condizioni di pagamento, evitando dilazioni troppo lunghe che con tassi più alti costano di più;
  4. proteggere il fatturato con l’assicurazione crediti, che copre il mancato pagamento e aiuta a ottenere finanziamenti a condizioni migliori;
  5. intervenire subito sugli insoluti, perché un recupero crediti tempestivo ha più probabilità di successo.

Credit Solution al fianco delle imprese

Credit Solution è agenzia Coface e affianca le aziende nella gestione del rischio di credito: informazioni commerciali, assicurazione dei crediti in Italia e all’estero, recupero crediti. Con un rialzo dei tassi in corso e mercati più instabili, proteggere i crediti significa proteggere la liquidità dell’impresa.

Contattaci per una valutazione del rischio sui tuoi clienti.

Domande frequenti sul rialzo dei tassi

Perché le banche centrali hanno deciso un rialzo dei tassi nel 2026?

I rincari di energia e materie prime dell’estate 2026 hanno riacceso il timore di un ritorno dell’inflazione. Per contenerla la Bce ha alzato i tassi di riferimento e la Federal Reserve ha seguito con un aumento di 25 punti base.

Quanto crescerà l’economia mondiale secondo Coface?

Coface prevede una crescita mondiale del 2,5% nel 2026, in calo rispetto al 2,8% del 2025, e una stabilizzazione al 2,6% nel 2027.

Di quanto sono aumentati i prezzi dell’energia?

Secondo Coface il petrolio è salito di oltre il 50% e il gas naturale è quasi raddoppiato. Anche il grano costa circa il 40% in più rispetto a un anno fa.

In quali Paesi Coface ha declassato il settore agroalimentare?

In sei Paesi: Francia, Austria e Polonia per gli eventi meteo estremi, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita per la dipendenza dalle importazioni alimentari, Argentina per le difficoltà finanziarie delle aziende agricole.

Come incide il rialzo dei tassi sul rischio di credito delle imprese?

Con il denaro più caro molte aziende allungano i tempi di pagamento ai fornitori e le più fragili rischiano l’insolvenza. Informazioni commerciali, monitoraggio dei clienti e assicurazione crediti aiutano a limitare le perdite.

Fonte: analisi Coface sull’economia mondiale, ottobre 2026, ripresa da MF Newswires. Per approfondire: Coface Italia.